Il libro ha le pagine leggermente ingiallite. Il libro ha i bordi e/o il dorso un po consumati.
E' ambientato in un piccolo paese tedesco durante i primi anni della Repubblica di Weimar: le tensioni sociali e i conflitti interni, che porteranno all'ascesa di Hitler, permeano l'intero romanzo.
Rappresenta una sorta di autobiografia, in quanto i fatti narrati ripercorrono sostanzialmente il primo periodo dell'autore: il ricordo della guerra, combattuta in prima linea, l'attività insoddisfacente di insegnante, il successivo impiego in un'impresa di pompe funebri quindi l'inizio dell'attività giornalistica.
L'attenzione quasi ossessiva che Remarque presta al fenomeno dell'inflazione, fornisce lo spunto per descrivere le evidenti contraddizioni interne di questa fragile repubblica.
Un aspetto in particolare mi ha colpito: l'incredibile fenomeno della “trasfigurazione della memoria”. Alcuni commilitoni di Ludwing, io narrante, e altri ambigui personaggi, dopo un breve spaesamento a fine conflitto, mostrano di aver cancellato gli orrori della guerra e inneggiano a quel “glorioso” periodo, terminato solo per sventura (o meglio "per colpa" di un popolo “traditore” residente in terra tedesca) con la sconfitta della loro “amata patria”: il nazionalismo esasperato viene considerato l'unico strumento idoneo a riscattare le “invitte armate tedesche” e onorare gli “eroi caduti”, eroi che in realtà sono vittime di una postuma strumentalizzazione (......un morto è la Morte, e due milioni non sono e non possono mai essere altro che un dato statistico).