"In Queneau anche le cose più calcolate hanno l'aria di essere buttate lì sbadatamente" (Calvino)
Non è un libro semplice, I fiori blu. La lettura scorre che è un piacere, tra piccole e grandi assurdità sparpagliate qua e là, e giochi con la lingua che dimostrano la grandiosità sia dell'autore che del traduttore. Sì, perché questo è un libro che meriterebbe di essere letto anche solo per come è scritto, perché stordisce e rapisce già solo per un criterio "estetico" della lettura. Il fascino delle parole, insomma, puro e semplice.
Non è un libro semplice, questo. La storia, pure, coinvolge e sconvolge, la si vorrebbe e si potrebbe divorare, invece ogni tanto bisogna fermarsi, per ricostruire, per cercare di agganciare l'uno all'altro i vari pezzi della narrazione smembrati, per farsi qualche domanda dunque. La complessità sta proprio in questo punto, secondo me: è una storia che si può leggere e di cui si può godere già così com'è, basta lasciarsi trasportare dalle parole del duo Queneau/Calvino; eppure, vi si possono ritrovare talmente tanti livelli di lettura diversi che dare le risposte diventa una questione del tutto personale, quindi opinabile, quindi sempre continua e imperfetta. Questa complessità è anche il punto di forza, l'espressione della rarità di tale bravura narrativa.
Non è un libro semplice, ma è bellissimo.