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CLAUDE DEBUSSY - I Grandi Concerti USATO MOLTO BUONO

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Claude Debussy, cui è dedicato l’ottavo appuntamento della serie dei "Grandi concerti" di Famiglia Cristiana (la settimana prossima, n. 45), viene considerato a ragione il fondatore dell’impressionismo musicale. Come tutte le definizioni, è però riduttiva e rischia di congelare Debussy in un’immagine incompleta. Il musicista francese ebbe un’influenza sulla musica e sulla cultura a cavallo tra ’800 e ’900 assai più ampia e articolata. In primo luogo va segnalata la sua completa formazione accademica. Nato in un piccolo sobborgo di St. Germaine-en-Laye nel 1862, Debussy compì gli studi al conservatorio di Parigi diventando un ottimo pianista e vincendo nel 1884 il prestigioso Prix de Rome, un soggiorno di due anni a Roma per perfezionarsi. Ne approfittò per capire l’arte del Rinascimento italiano. Tornato a Parigi, entrò subito nel circolo degli artisti simbolisti e impressionisti. Egli stesso amava dipingere.

In musica studiò con attenzione Wagner. Per qualche tempo fu al servizio della baronessa von Meck (la mecenate di Ciajkovskij) a Mosca e ciò gli consentì una comprensione profonda della musica russa, in particolare di quella di Musorgskij. Dall’Esposizione universale di Parigi del 1889 ebbe emozioni profonde ascoltando i suoni dell’Oriente e di Bali in particolare, ricavando suggerimenti preziosi in tema di invenzioni timbriche, di improvvisazione. Fu tra i primi ad apprezzare il primitivismo di Stravinskij.

Quella di Debussy fu dunque una formazione complessa che cominciò a dare i frutti maturi in tempi abbastanza lunghi. Stabilitosi definitivamente a Parigi, dal 1894 fino al 1918 realizzò una serie miracolosa di capolavori per teatro, orchestra, complessi da camera e pianoforte, in cui seppe dosare tutte le suggestioni accumulate dalla sua inesauribile curiosità, senza peraltro mai rinunciare alla ricerca di forme nuove, aperte, antiaccademiche eppure sempre rispettose degli equilibri classici e delle eleganze dell’amatissimo Chopin. Quindi Debussy fu non solo impressionista, ma anche romantico, neoclassico, francese, cosmopolita. Insomma, un padre del Novecento, oltre che una memoria storica del passato.

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